NASCE IL 1° FESTIVAL DELLA MEMORIA

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Presentazione   -   Motivazione  -  Elenco prime "memorie" - Resoconto della serata del 17 agosto 2012

L’Unla (Unione Nazionale Lotta contro l’Analfabetismo) è sicuramente l’Ente più longevo che ancora opera a Bovalino. Il Centro di Cultura Popolare viene istituito nella frazione "Pozzo" nel 1954 con Dirigente l'insegnante Ferdinando Ceravolo. Sospeso nel 1971 ed accorpato a quello di Ardore Marina nel 1972, dal 2000 è ritornato a Bovalino, per volontà del Responsabile di quella struttura, Domenico Agostini, subentrato al prof. Francesco Capogreco con nomina, nel 1995, del Comitato Direttivo Nazionale dell’UNLA. Quest’anno, tra le altre attività culturali quali l’alfabetizzazione degli immigrati, il tirocinio di stagisti dell’Università della Calabria e la presentazione di libri, vi è questa del "Festival della memoria".

Bovalino luglio 2012 - La memoria che noi desideriamo consegnare non solo ai nativi ma a tutte le persone, giovani ed anziani, raggiungibili attraverso i mezzi di comunicazione (giornale, radio, televisione, web) ed anche attraverso questa manifestazione è costruita su "profili" di bovalinesi: alcuni rimasti "lucidi" nel ricordo, altri, in vita, oramai pensionati, e quindi testimoni del proprio tempo ed anche del presente.

Una memoria che diventa "valore" per la nuova generazione, plasmata come l’argilla attraverso i ricordi di quanti, uomini e donne, hanno non solo ricostruito dalle macerie della guerra e delle calamità naturali (terremoto, alluvioni) case e paesi, emigranti al Nord Italia ed all'estero, ma hanno lasciato un segno tangibile della laboriosità, onestà, passione nonché l’amore per i propri figli e la propria terra, sacrificandosi per poter dare loro la possibilità di far parte della società civile: un mestiere, un titolo di studio, con ulteriori sacrifici per consentire loro di proseguire il percorso scolastico anche con gli studi universitari. Abbiamo pensato ad un festival come "dedica" della riconoscenza, dell’affetto e del ringraziamento per chi ha nella limpidezza e con sacrificio, lavorato; una "festa" che va nella direzione della riscoperta delle nostre radici e dei valori, grazie alla generazione dei nostri nonni e dei nostri padri, dalle quali siamo nati e cresciuti noi della seconda generazione che abbiamo dato vita alla terza e che oggi riteniamo ha bisogno di radici salde e valori condivisi per superare la forte crisi di valori causate anche dall’affievolirsi di "modelli" a cui fare riferimento. In questo senso la manifestazione non è diversa né tanto meno in contrapposizione ad altre "feste" o "premi" nei quali a ritirare targhe, pergamene e riconoscimenti vengono chiamate personalità famose (figli della seconda generazione) per capacità artistiche, culturali, scientifiche. Questi sono i rami che brillano di più perché più conosciuti, più "popolari" ed anche meritevoli per l’impegno professionale e per la cristallina moralità. L’UNLA attraverso il festival intende privilegiare soprattutto gli umili: il contadino, il maestro elementare, la casalinga, i "mastri" dell’argilla (argagnari), ciabattini, fabbrie maniscalchi, sarti, muratori, pescatori, barbieri, commercianti... tutti coloro che hanno permesso alla nostra società di crescere, in un periodo storico di grande povertà ma che hanno avuto il coraggio di restare saldamente legati al territorio e che grazie proprio a questo alto senso di cittadinanza hanno consentito ai figli di aprirsi al mondo ed affermarsi in tutti i campi in tutti i mestieri, a testa alta, in ogni Paese del mondo. Il passato prossimo siamo noi che ci siamo abbeverati alla loro fonte, dormito su materassi di foglie di granturco secche o di crine, mangiato pane e olive, fichi secchi. Siamo anche il presente ed abbiamo quindi il dovere di far conoscere ai nostri figli le forti radici del passato e bere l’acqua della memoria utile a rafforzare i giovani virgulti, nati dai rami dai quali cresce la nuova generazione. Riteniamo tutto questo un dovere ed una necessità per quest’epoca segnata dall’individualismo e dall’apparenza, da mani che non si tendono e da voci che ricalcano quella di una televisione che idolatra l’immagine e spesso l’annulla dopo averla sfruttata e soggiogata ai propri fini economici; di una televisione che ha creato "bisogni" effimeri, inutili, distruttivi della personalità. Bovalino, ma anche tutto il Paese, deve reimparare a "chiamarsi per nome", guardarsi, riconoscersi e non rinchiudersi nel proprio ambiente o addirittura scappare dalla propria terra diventata troppo "aspra", troppo matrigna. Dobbiamo recuperare il tempo perduto ed in fretta.
Lo sta facendo la Chiesa chiamando la famiglia e tanti giovani, lo fanno le Associazioni culturali onlus e quelle di volontariato. E’ un primo passo che sicuramente, attraverso il contributo di tutti i cittadini, servirà a cementare sentimenti di amore e di convivenza civile in un crescendo di laboriosità e legalità nel segno fondamentale della famiglia.