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Antonio Delfino

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Antonio Delfino, detto Totò, è nato a Platì nel 1934 ed è morto a Bovalino. Giornalista, è un “libertino della penna” che da mezzo secolo, scrive su quotidiani e periodici collaborando con servizi “originali e graffianti” sull’Europeo, diretto da Vittorio Feltri,  Il Giornale, Libero Ha pubblicato: Gente di Calabria (Editoriale progetto 2000, Cosenza 1986), Amo l’Aspromonte (Editoriale progetto 2000, Cosenza 1995), La nave della ‘ndrangheta (Klipper Edizioni, 2005).

In una intervista del 1988 su “Il giornale di Calabria”, alla mia domanda (ero collaboratore di quel giornale) “quanto prendevi in Italiano?”, Totò Delfino così rispose: “ Il voto più alto è stato quattro e mezzo. L’insegnante era molto prevenuta. Una volta, però, non ne ho potuto più ed in un tema ho copiato un’intera pagina della critica di Francesco De Sanctis. Ebbene, quando portò il compito, mi vidi assegnato quattro e mezzo ed il giudizio «povero di idee». Da quel giorno ho iniziato a scrivere”(1).

E’ Stato consigliere provinciale per dodici anni, ha svolto l’incarico di assessore provinciale alla pubblica istruzione e cultura. E’ stato preside dell’Istituto Professionale di Stato per il Commercio “Corrado Alvaro” di Bovalino.

Ha ottenuto riconoscimenti a livello nazionale, ma il più ambito resta il primo premio di giornalismo a Palmi nel 1995, intestato a Domenico Zappone.

(Agostini Domenico, La «calabresità» di Antonio Delfino, in: Il giornale di Calabria,  17 dicembre 1988, pag. 15)

Saverio Strati ha scritto: “Delfino ha la virtù di farsi leggere più come scrittore che come giornalista ligio alla fredda cronaca. In lui la curiosità è sempre più forte che il bisogno di registrare una notizia. E da questa sua dote, la curiosità, scatta la freschezza della scrittura che sui fa leggere fino all’ultima parola, anche quando si capisce come il fatto di cronaca va a finire. L’insieme degli articoli ha dei legami invisibili, dei legami che servono a comporre un corpo abbastanza organico. Tutti insieme rispecchiano da un lato un modo palpabile da cui sono nati e da un altro lato sono il frutto ideale di un giornalista-scrittore.

Dico giornalista-scrittore per sottolineare che Antonio Delfino non è un giornalista puro, unop che dà solo informazioni su fatti accaduti; in parole povere: non è puro e semplice cronista. Egli talora rivela la sua natura di scrittore ironico, che si diverte e diverte.

L’insieme degli articoli di Delfino è come la tastiera di un pianoforte su cui basta pigiare il dito per sentire una nota musicale; e una nota dopo l’altra nasce una sorta di concerto corale dentro il quale è viva e dominante l’anima di un popolo, nel bene e nel male. La povertà, la nobiltà del sentire, l’arroganza, la stupidità, l’ambiguità, l’ironia, la violenza mafiosa sono tutte queste cose i pregi e i difetti registrati con onesta sincerità da un uomo che crede nei valori della cultura e dell’intelligenza”.

(Strati Saverio, Presentazione  in: “Gente di Calabria, editoriale progetto 2000, Cosenza 1986)

 “Antonio – “Totò” – Delfino non è solo un apprezzato giornalista, infaticabile perlustratore della realtà calabrese che ha spesso contribuito a mettere a nudo nei suoi inquietanti aspetti così come nelle sue mille e particolari contraddizioni. Delfino è anche uno dei maggiori esperti di “’ndrangheta e criminalità organizzata, settore non secondario di questo territorio che, anche per “tradizione” familiare (il padre era il famoso “massaru Peppe”, terrore dei malandrini e capobastone), ha imparato a conoscere e a scrutare come pochi”.

 “Io conosco di persona Totò Delfino. Venne da me un giorno all’”Europeo” al tempo in cui dirigevo il settimanale e cercavo di dargli la forza delle cose sentite dalla nostra gente (intendo dagli italiani). Ed ecco che mi viene incontro Delfino, alto, dalle mani grandi, dai pensieri e dalla voce profumati esattamente alla stessa maniera delle pagine di questo libro (Amo l’Aspromonte, ndr) Non lo nego: da inviato del “Corriere della Sera” ero sceso (anzi salito!) in Aspromonte con un animo curioso delle cose di lì, ma nello stesso tempo con l’aria di chi sta un po’ più su, sta al Nord, dove si è più civili, e le vacche non ingombrano le strade. Mi pareva di vedere un deserto di umanità, un territorio senza anima, crudele: in fondo mi sembravano più misericordiose le bestie dei rari e – a mio avviso – ostili pastori. Incontrando Delfino mi si spalancò un altro mondo. Mi conquistò subito. Mi accorsi che non avevo capito niente del Sud e della Calabria”.

(Feltri Vittorio, Presentazione. In: “Amo l’Aspromonte, Editoriale progetto 2000, Cosenza 1995)

 

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