Diego
Cataldo parla
e quel che dice desidera che sia capito da chi lo ascolta. Ed infatti i concetti
che esprime sono ripetuti, offerti per essere
assaggiati. Solo che essendo filosofia, ci vuole un buon bagaglio culturale per
seguirne il percorso. Egli sa quel che dice perché sono le sue idee che
giornalmente hanno bisogno di "rapporto" e di confronto con gli altri. Certo, i
"maestri" suoi sono famosissimi e tutti , confortate dai "maestri" e Carmelo
Bene che non era un pittore, è un riferimento: "Troppo bravo, come interprete,
come conoscitore dell'animo umano. Un maestro della parola ma anche del gesto".
Le sue idee sono
incollate dai colori sulla tela o dalla china o dagli acquarelli sulla carta.
Diego Cataldo ha soltanto 19 anni, dipinge da sempre, quando a cinque anni
imbrattava le pareti e faceva impazzire la mamma ed il papà. Egli però è lo specchio
della sua età e se non lo si conoscesse di persona, guardando le sue prime opere
ci si potrebbe certamente ingannare. La mano che ha dipinto "Nonnu Cicciu" non è
quella di un dilettante né quella di chi ha sofferto o soffre una condizione di
degenza. Il nonno che il Nostro dipinge ha i tratti di chi ha da sempre lavorato
la terra ed il colore rosso mattone di chi ha zappato sotto i raggi del sole
jonico ed il freddo del vento di tramontana. Un grande momento celebrativo del
lavoro, ma anche l'orgoglio dell'appartenenza aspromontana. Diego Cataldo però ha 19 anni e si porta dietro le paure
ed i sogni di una infanzia
che emerge a tratti ma prepotentemente come in " 'u pisciaturi " (il primo, da sinistra) l'immagine del personaggio bovalinese
sporge
dal buio. Potrebbe trattarsi di un sogno, un incubo, un miraggio. Non sappiamo se
quello che ha in testa è una "barritta" (berretto) o un cappuccio. Di certo ha
la barba folta, bianca e crespa e gli occhi non sono "spiritati" ma di un colore
azzurro intenso che sprigiona una luce particolare, penetrante. Se non avessimo
conosciuto di persona lo strillone goffo e buffo di origini borghesi ma per
scelta "barbone", avremmo temuto per la nostra vita. Un uomo nascosto che si
serve del buio è uno che vuol far del male e questa sensazione accompagna Diego
Cataldo che però riesce a liberarsi da questa morsa tuffandosi nei colori e
negli studi sul corpo umano. Nei suoi
dipinti, comunque, traspare una ostentazione apparentemente eccessiva, mentre l'artista,
probabilmente, vuole accentuare aspetti particolari di una realtà che forse ha a
che fare con la sua esperienza di vita ancorché breve.