U.N.L.A. - Centro di Cultura per l'Educazione Permanente  -  SS 106 Palazzo Comunità Montana "Aspromonte Orientale"   -    Bovalino (RC)

Unione Nazionale per la Lotta contro l'Analfabetismo

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Centro di Cultura Per l'Educazione Permanente di Bovalino

già Centro di Cultura Popolare

La storia dell’UNLA inizia il 2 dicembre 1947 con la costituzione di un Comitato Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo del quale fa parte Anna Lorenzetto eletta presidente nel 1964 (ne era vicepresidente dal 1961 durante la presidenza di Francesco Saverio Nitti e Vincenzo Arangio Ruiz) e sempre confermata fino al 1981, con l’intervallo di due anni allorché viene chiamata nel 1971 dall’UNESCO a dirigere a Parigila Divisione alfabetizzazione e la Divisione educazione degli adulti. Nel 1949 la Lorenzetto crea i primi Centri di Cultura Popolare che vedranno una diffusione capillare in tutto il sud Italia. Questa realtà viene descritta in due documentari commissionati dalla stessa studiosa: il primo, del 1951 e diretto da Michele Gandin si intitola "Cristo non si è fermato a Eboli"; il secondo, di qualche anno più tardi e sempre dello stesso regista si intitola "Non basta soltanto l’alfabeto". Entrambi vengono premiati alla Mostra del Cinema di Venezia. Sempre nel 1951 iniziò anche un progetto per due classi sperimentali dell’UNLA in Calabria con Maria Montessori, di cui era stata allieva da bambina per breve tempo; tuttavia la collaborazione dovette interrompersi a causa della morte della prestigiosa studiosa marchigiana. Per questa sua incessante attività a favore della diffusione della democrazia e della conoscenza attraverso l’UNLA, nel 1958 viene insignita del premio Feltrinelli. È stata anche membro del comitato direttivo della Commissione Nazionale Italiana UNESCO. Nel 1970 viene insignita dall’UNESCO del premio "Nadezhda K. Krupskaya" e nel 1977della Medaglia d’oro dei benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte. Conclusa la sua attività universitaria si trasferisce a Porto Ercole in provincia di Grosseto, dove muore nel 2001.

L’UNLA viene riconosciuta Ente Morale con D.P.R. n. 181 dell’11 febbraio 1952 ed ha per oggetto la promozione dell’educazione e la formazione lungo tutto l’arco della vita e lo sviluppo dell’uomo come persona e la sua attiva partecipazione alla vita sociale. Opera a livello nazionale attraverso i suoi 53 Centri, dal 2001denominati Centri di Cultura per l’Educazione Permanente (C.C.E.P.) e considerati dall’UNESCO "i primi a mostrare i legami tra alfabetizzazione ed educazione permanente " e a "costituire un modello di istituzione polivalente per l’educazione degli adulti".

Istituito a Bovalino il 21 maggio 1950, come risulta da una pagina di verbale, gentilmente concessa da Carlo Ceravolo, figlio del prof. Ferdinando, su istanza di un gruppo di promotori residenti nella frazione ed alla presenza del prof. Pietro Gullaci, dal direttore didattico Guido Marrapodi, fu la Lorenzetto a firmare l’istituzione del Centro ed ad affidare alll’ins. Ferdinando Ceravolo la Dirigente. Due anni dopo, gli subentrò l’ins. Giovambattista Capogreco, che resse il Centro fino al 1967. Nello stesso anno, su proposta del Capogreco, fu nominato il giovane studente universitario Domenico Agostini che era anche consigliere comunale. Le attività culturali sviluppate in quegli anni furono in prevalenza corsi di alfabetizzazione e corsi CRACIS per il conseguimento della licenza della Scuola Media, corsi di cucito, di ricamo e di falegnameria.

Nel 1971, a seguito del ridimensionamento dei Centri venne chiuso ed accorpato al Centro di Schiavo d’Ardore. Nel 1995 Francesco Capogreco, Dirigente di quel Centro, per motivi di salute, lascia la dirigenza, esprimendo, nella lettera di dimissioni, apprezzamenti sull’operato del collaboratore volontario e gratuito -funzionario della Regione Calabria - già Direttore dell’ex Centro Servizi Culturali di Taurianova, Domenico Agostini, sostenendolo per la nomina che gli giunge nell’ottobre del 1995.

Nel 2000, per sopravvenute incomprensioni con il sindaco pro tempo di Ardore, il C.D., su richiesta del Dirigente, accoglie la proposta di spostare il Centro da Ardore a Bovalino.

La struttura fu ospitata gratuitamente con delibera della Comunità Montana "Aspromonte Orientale" al terzo piano dell’immobile. Nel 2007, a seguito di ristrutturazioni della C.M., la Giunta comunale di Bovalino offre gratuitamente la sede all’UNLA, dove attualmente ancora si trova, in piazza Mercato, vico Crotone snc. Dal "ritorno" dell’Unla a Bovalino, ma in modo particolare dal 2005, data del pensionamento dalla Regione Calabria del Dirigente Agostini, moltissime sono state le attività proposte, grazie anche alla biblioteca e videoteca che anno dopo anno si era andata sempre più ingrandendo (oggi consta di 6.230 libri, 432 video cassette, 230 ore di documentari sulla Locride masterizzati in DVD) e si sviluppa in 36 metri lineari di scaffalatura.

Accreditato dalla Regione Calabria quale struttura per la Formazione Professionale (Livello di base e Superiore per immigrati per complessive 4,680 ore), si è da subito imposto per l’alfabetizzazione, l’integrazione e la socializzazione di immigrati comunitari ed extracomunitari, presentazione di libri, teatro-scuola, meeting cinematografici, concerti e, dal 2012, con il progetto: Senza catene con la legalità: Festival della Memoria e dell’Identità.

Ha firmato protocolli d’intesa con l’Università per Stranieri di Siena, l’Università "La Sapienza" di Roma, l’Università "Dante Alighieri" di Reggio Calabria, l’Università della Calabria. Presso il Centro studenti delle Università citate, vengono seguiti da tutor per stage che riguardano soprattutto progetti esperienziali e di ricerca sul metodo di alfabetizzazione, socializzazione ed integrazione degli immigrati.

Educazione permanente, educazione continua, educazione per tutto l'arco della vita

Dopo circa 50 anni di alfabetizzazione degli adulti, durante i quali l'U.N.L.A ha svolto  un lavoro benemerito su tutto il territorio nazionale, la situazione attuale non si presenta per nulla tranquillizzante principalmente per le regioni meridionali ed in particolare per la provincia  di Reggio Calabria che rappresenta, purtroppo, il fanalino di coda dell'Europa, vuoi per la situazione socio-economica, con una disoccupazione costantemente in aumento, vuoi per l'alto indice di criminalità organizzata e microcriminalità che ostacolano il pur minimo tentativo di rinascita. Un problema gravissimo se si considera ancora il fenomeno della mancata scolarizzazione, dell'analfabetismo iniziale (mai definitivamente debellato) o di ritorno degli adulti, dell'inosservanza dell'obbligo scolastico in tutti gli ordini di scuola, l’alto tasso di analfabetismo che, unitamente al "bisogno" di sopravvivenza, rende sempre più spettatore l'uomo e quindi lontano dal comprendere i fenomeni che lo circondano. Riteniamo necessario "aggredire" in modo serio e mirato, i mali da più parti, sinergicamente, con la speranza che si possa pervenire, in tempi brevi ad invertire la tendenza ed anche la "convinzione pilotata" che tutto il male proviene dal Sud, come se, dal 1960 ad oggi - solo per ricordare la parte di storia pienamente vissuta da un cinquantenne - i Governi che si sono succeduti, abbiano saputo (o voluto?), con una politica mirata, avviare i processi di ricostruzione della nostra terra, e non, invece, contribuito, pesantemente, e quindi con forti responsabilità, ad affossare sempre più le aspettative delle nostre popolazioni attraverso "benefici", "elargizioni", "regali" e "provvedimenti a pioggia" che hanno ancor più frustrato la mente di chi, rimanendo eternamente escluso, si è sentito sempre più emarginato e quindi sempre più in attesa di "aiuto": qualunque aiuto per restare, alla fine, in uno stato comatoso di eterno bisogno.Le sinergie, ovviamente, sono: il Governo, le Istituzioni, le Associazioni, il Volontariato. Ognuno, però, da solo, come nel passato, non sortirà a nulla. Se così fosse,  il Governo continuerebbe a d impiegare fondi per opere sì importanti ma non indispensabili per il decollo del Meridione; le forze dell'ordine sarebbero sempre più impiegate ed impegnate ad arrestare più che a prevenire; la Scuola seguirebbe ad insegnare per discipline e non per problemi; la Famiglia, attanagliata da mille bisogni sarebbe preoccupata ad assicurare, nel migliore dei casi, il "materiale" più che il "morale" ai propri figli; i figli vivrebbero la condizione degli emarginati così affascinati dai mass media che reclamizzano il "superfluo", il "sesso" e quindi pseudo valori.Un puzzle che può e deve essere ricomposto con la massima urgenza, a patto che ci sia un Governo forte il quale, attraverso la costruzione di infrastrutture, attivi tutti quei processi che portano al benessere e quindi alla crescita del singolo e della collettività di pari passo per arrivare al traguardo tutti in gruppo, senza vinti, tutti vincitori di un importante progetto per la rinascita della nostra Regione.

Educazione e globalizzazione

In una lezione tenuta all'UCSA, il prof. Saverio Avveduto, Presidente dell'UNLA; ha analizzato il problema formalizzando un'ipotesi che ripropongo, aggiornandola, alla presente relazione. "Se vogliamo tentare un’analisi del mondo contemporaneo, direi che ci soccorre una categoria che ne comprende altre due: la categoria della globalizzazione che è a sua volta il risultato di altri due momenti e cioè la categoria della complessità e della interdipendenza. Siamo passati in questi 40 anni da un mondo sostanzialmente semplice, comprensibile, aperto, ad un mondo sempre più complesso, tant’è che si parla anche di ipercomplessità. E’ un mondo in cui ogni elemento che lo costituisce reagisce con tutti gli altri. Queste caratteristiche negli ultimi 50 anni hanno ricevuto uno sviluppo, una crescita esponenziale per cui oggi non possiamo più capire una società semplice, non possiamo più scomporre una società complessa nei suoi addendi, siamo costretti ad aggredirla nella sua globalità. Siamo quindi dinanzi ad una società globalizzata. Prendiamo ad esempio la CNN americana che ha seguito la guerra del Golfo. La CNN è uno strumento capace di globalizzare avvenimenti interdipendenti su tutta la fascia della Terra e di renderli aperti e disponibili nel momento stesso in cui accadono. Questa istantaneità è ciò che rende il prodotto sociale complesso e sfidante al tempo stesso. Ma ci sono tanti altri esempi di globalità. Per esempio qualcosa che in questo dopoguerra ha sconvolto e nello stesso tempo omogeneizzato la cultura mondiale: i blu jeans. In questa categoria di abbigliamento che è stata ed è super-pervasiva si interconnettono poi delle origini stranissime. La parola jeans, si sa, deriva da Genova: e qui il concetto di globalità interviene al livello linguistico, al livello della comunicazione. Riflettiamo, per passare ad un altro esempio, sulle notizie che ci vengono date tutte le mattine riguardo le varie borse mondiali. Sembra che noi siamo avvolti da questo insieme di messaggi, finanziari ed economici che non sono soltanto per gli altri ma soprattutto per noi, perché i riflessi di questi andamenti di borsa valorizzano o svalorizzano la nostra lira e ci consentono di vivere e sperare in un futuro migliore o al contrario di vedere un futuro nero. Questo essere accorpati in una realtà complessa e mondiale è la globalizzazione dei fenomeni e la si può esprimere con una immagine che ebbe Popper anni addietro e che è diventata tramite Prigogyne una immagine notissima. Si suole dire che il battito delle ali di una farfalla in Estremo Oriente produce in Occidente una tempesta. Dinanzi a questa complessità di fenomeni non riconducibili ad unità, anche se è necessario vederli nella loro unitarietà interrelata, noi abbiamo il dovere di capire. E capire non è difficile se si hanno alcuni elementi di analisi e riflessioni. L’importante è che la nostra cultura media ci renda possibile questo passaggio;  L'importante non è sapere tutto. Quello che importa è di avere le condizioni per poter sapere tutto, per poter leggere tutto, maturare ed avere i modi per poter capire il tutto. La prima chiave  per capire il mondo contemporaneo è quella della decrittazione cioè il decifrare. Con il concetto di “decrittare” intendo quello di comprendere cosa c’è dietro una realtà che ne nasconde altre. E’ l’interpretare i messaggi che ci vengono quotidianamente offerti per conoscere il valore e l’intenzionalità di questi messaggi. Noi spesso siamo oggetti in questa realtà che ci sfugge e ci sovrasta. L’importante è tentare di capire a chi servono questi messaggi, a cosa servono, nell’interesse di chi vengono emessi.Io soglio dire che per almeno il 70% degli italiani la prima pagina del “Corriere della Sera” è come se fosse scritta in latino. Procurarsi strumenti di analisi, compararli, farsi un’idea propria, cioè giudicare con la propria testa. Questo è il punto. Dobbiamo arrivare a questo obiettivo, far si che da oggetti di messaggi pubblicitari noi diventiamo soggetti di un giudizio. La seconda chiave è quella che io chiamo “l’approssimazione zero”.Il tentare, dinanzi ad ogni attività, di farla in modo perfetto, senza errori, cioè con approssimazione zero, cioè raggiungere la perfezione formale, sostanziale, scientifica, in qualunque nostra manifestazione. Quando parlo di questi argomenti, mi viene sempre in mente l’incontro tra due navicelle spaziali. Se non si avvicinano nello stesso istante con un’approssimazione zero, non si congiungono più, si perdono nello spazio. Lo sforzo che dobbiamo fare è arrivare verso l’approssimazione zero, a fare tutto quello che facciamo nella maniera più seria, più razionale, più scientifica. Ciò che non esclude, va aggiunto, la corposa presenza nella giornata degli uomini, dell’irrazionale, della fantasia, dell’irregolare che vanno vissuti e goduti di per sé, ma anche come complessivo sviluppo delle leggi del nostro cosmo. Una terza chiave è “l’ascolto attivo” e cioè il collocarsi rispetto agli altri in una posizione di ascolto attivo. Non è vero che la gente sa ascoltare. Per esempio, nella mia carriera pubblica, io ho avuto a che fare con vari Ministri ed uno dei fenomeni sconvolgenti, secondo me, è che anche i Ministri, talora e forse spesso, non capiscono perché non ascoltano, non sanno ascoltare. La nostra esperienza ci ha affinato in questa etica dell’ascolto. Quando c’è questo ascolto, possiamo dire di essere nel sociale, siamo con gli altri. Bisogna aprirsi con gli altri e in tal modo collocarsi sapientemente nella realtà. L’ultima è una regola ambiziosa. E’ quella cioè di tentare di essere i primi. Il mondo in cui viviamo è fatto soprattutto di scienza, collocarsi nel panorama della scienza per capirla, importa per un Paese l’obiettivo di essere tra i primi.E’ una rincorsa continua che ci consente di collocarci nell’insieme dei paesi evoluti e delle realtà avanzate: e ciò non per mero protagonismo, ma per offrire a tutti le migliori opportunità di vita. Se tutto questo è vero, quali sono stati negli ultimi cinquant’anni gli elementi più caratteristici in rapporto al quadro che vi ho descritto? Direi due. Tentiamo quindi di renderci conto dei due grandi fatti che hanno caratterizzato gli aggregati umani in questi ultimi cinquant’anni. Il primo(*), molto sommariamente (il discorso merita ben altro approfondimento) è la crisi dello Stato-Nazione ed il secondo è l’instaurarsi di una società duale

(*)Il primo punto: la crisi dello Stato-Nazione.

E’ un discorso delicato perché coinvolge stati d’animo e sentimenti che costituiscono ognuno di noi e tocca anche il sentimento di amor patrio. Oggi lo Stato-Nazione non esiste più e la realtà di cui dobbiamo prendere atto è che la grande costruzione dell’800 -’900 è finita perché sono caduti gli elementi costitutivi dello Stato. La ricchezza non ha più nessuna caratteristica nazionale. Per esempio, i grandi capitali del mondo vanno per conto loro e nessuno li può dominare. Nessuno più governa l’economia; anzi la governano forze che non sono quelle dello Stato-Nazione. Noi in fondo, dal punto di vista della nostra ricchezza, siamo in mani a forze che non dipendono da noi. La più bella analisi di questa condizione è venuta da un libro intitolato “Nazioni senza ricchezza, ricchezze senza nazione”.Un altro degli elementi della crisi è stato la nascita delle grandi organizzazioni sovranazionali (ONU, UNESCO, etc.) che adesso arrivano a circa cinquecento.La nostra spesa quotidiana dipende anche dai movimenti di capitale, dominati dai grandi organismi internazionali. Quindi da una parte, come motivo di crisi c’è la nascita di questi organismi, dall’altra ci sono le sovranità di piccoli organismi, (Regioni ad esempio.) come Roma che è destinata, credo, a diventare un piccolo Stato. Dobbiamo quindi affezionarci ad una serie di nuovi poteri, per lo più locali, che siano compattati e che meglio rispondano ai nostri bisogni. Secondo tema “La Società duale”.Negli anni passati ero solito esprimere con una immagine, quella delle piramidi, la condizione prevalente della società del nostro tempo. Veniva prima la piramide dell’istruzione, poi quella della ricchezza e infine quella del potere. Bene, questo tipo di tripartizione sociale negli ultimi tempi, si è evoluta anch’essa e anche io non mi riconosco più in essa. E’ cambiata la realtà. Non c’è più una stratificazione verticale in tutti i grandi paesi, ci stiamo muovendo verso quella che si può definire una “società duale” e cioè verso una società in cui le classi intermedie, quelle che sono state la cerniera della vita collettiva, purtroppo ogni giorno vanno perdendo potere mentre le classi alte si allontano di più per collocarsi in un diverso empireo. Ma la scomparsa della classe media potrebbe significare il crollo del sistema. Un sociologo americano, molto bravo, ha pubblicato in America un volume “Il tradimento delle democrazie e la rivolta delle èlites”. La tesi di questo economista è la seguente: in America il 20% circa della popolazione possiede il 60% della ricchezza nazionale. La classe media che fino agli anni ’60 costituiva il 62%, oggi è scesa al 50%, quindi abbiamo il formarsi di classi alte che si stringono fra di loro. Frequentano gli stessi club privati, mandano i figli alle stesse scuole private, hanno lo stesso tesserino di riconoscimento. Tutto ciò è un fatto grave perché oltre a divaricare la società ne distrugge la coesione, non ci riconosciamo più in un insieme coerente nel quale dovremo avere gli stessi diritti, gli stessi benefici. Da qui viene meno la società, il tessuto civile e regrediamo verso un passato che credevamo abbandonato. Dobbiamo superare ciò passando da un’economia industriale a quella che si chiama l’economia culturale, tema questo che è di grande avvenire. Il futuro non è più dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi, bensì della cultura, è del sapere. Infatti da alcune indagini economiche risulta che da qui al 2050 si svilupperà il quaternario ossia i servizi culturali, apparentemente economici. A questa sfida noi dobbiamo essere pronti.

Attività di educazione degli adulti

 I dati emersi da indagini appropriate dal Censimento generale e da accurati approfondimenti sociologici, pongono, come già detto, la nostra Regione al primo posto per quel che attiene l'analfabetismo inteso come mancata scolarizzazione, analfabetismo iniziale o di ritorno, ecc.Vi è, pertanto, l'esigenza,  sulla scorta delle esperienze già condotte in questo settore,  di offrire ad ogni persona, a qualunque età, l'opportunità di sviluppare le proprie capacità, di governare il proprio apprendimento, di partecipare fattivamente ed attivamente a tutti i processi di riconversione, usufruendo delle offerte di istruzione che consentano di migliorare la qualità della vita attraverso momenti di incontro e di confronto.Il Centro di Cultura Popolare per l’educazione permanente di Bovalino, in quest'ottica, ha già avviato un confronto con le Scuole e le comunità Locali, con le associazioni culturali e di volontariato al fine  di pervenire a più solide acquisizioni culturali e d'innalzare gli standard formativi.Si vuole altresì rispondere positivamente alla domanda che da più parti viene avanzata e cioè quella di alfabetizzazione culturale, acquisizione e consolidamento di competenze di base, opportunità di integrazione sociale, acquisizione e sviluppo di competenze professionali.Si vuole, in definitiva, attraverso una programmazione articolata, offrire un contributo agli adulti ed ai giovani per capire i complessi problemi del nostro tempo inserendoli anche sui possibili sbocchi occupazionali.

Patto Territoriale per il successo formativo della Locride

E' sottoscrittore del Patto Territoriale per il successo formativo della Locride 2000-2006, il Patto tramite la concertazione fra le istituzioni, mira alla promozione e al coordinamento delle politiche d'intervento finalizzate alla prevenzione del disagio, alla lotta alla dispersione scolastica fino al compimento dell'obbligo e della dispersione formativa nell'età successiva e alla promozione del successo formativo. IL Patto intende:

  • promuovere e coordinare le politiche d'intervento  finalizzate allo sviluppo di un sistema formativo integrato.

  • fornire le linee-guida per l'attuazione dei programmi volti a garantire il successo formativo di tutti e di ciascuno lungo tutto l'arco della vita, la prevenzione e il recupero delle situazioni che determinano abbandono e dispersione; l'inserimento nel mondo del lavoro attraverso lo sviluppo del programma sulla imprenditorialità giovanile, favorendo processo di auto-impiego; un diffuso processo di alfabetizzazione, anche di ritorno, degli adulti.

  • promuovere la realizzazione del diritto allo studio e la qualità dell'istruzione e della formazione nel quadro della partecipazione degli studenti e del loro diritto di cittadinanza, della partecipazione delle famiglie, del coinvolgimento del territorio.

  • costituire una realtà di istituzioni scolastiche e agenzie formative che, nel quadro complessivo del piano dell'offerta formativa, realizzino percorsi formativi integrati.

  • avviare forme di sperimentazione per l'obbligo scolastico a 15 anni e l'obbligo formativo a 18 anni.

  • sperimentare il processo di certificazione dei crediti formativi e del bilancio delle competenze sia per gli studenti sia per i giovani adulti di primo impiego e di reimpiego a cura dell'Università, del MPI e di agenzie specializzate.

  • attività di supporto per la realizzazione di progetti di ricerca e di sviluppo tecnologico a cura prevalente dell'Università.

  • affidare il monitoraggio, la verifica e la valutazione delle esperienze ad una agenzia esterna (Università, nucleo di supporto, CEDE, IRRSAE, ecc.) attraverso strumenti comuni e condivisi.

 

 

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